COME E PERCHÉ È NATO IL FESTIVAL
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COME E PERCHÉ È NATO IL FESTIVAL
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Vetrina dell’Italia nel mondo, ‘roccaforte’ della canzone ‘all’italiana’. Il Festival di Sanremo da sempre evoca nella mente di ognuno ricordi, miti, scandali, anche tragedie come il suicidio di Luigi Tenco subito dopo essere stato escluso con Ciao Amore Ciao che presentò con Dalida: quell’anno ogni canzone era proposta da due diversi cantanti. Mentre lui, lontano dal mondo snob di certi ambienti si presentò sul palco non proprio sobrio lasciando pressoché tutti indifferenti, lei con la stessa canzone ricevette una standing ovation incredibile ma che non bastò a evitare l’esclusione. Tenco rientrò in albergo e si sparò alla testa. Il festival di Sanremo è stato anche scandalo: quasi sempre scoppia la polemica sul vincitore, indimenticabile quello del playboy di Bobby Solo. Durante la proclamazione dei primi tre classificati nell’edizione 2010 non solo volarono fischi dal pubblico ma addirittura, mai accaduto prima, gli orchestrali con plateale gesto accartocciarono gli spartiti in segno di protesta. Non condividevano, soprattutto, il secondo posto al trio che tanto fece discutere: Pupo - Il Principe Emanuele di Savoia - il tenore Luca Canonici contestato ancor prima che iniziasse il festival. Senza dimenticare Morgan escluso dalla stessa edizione per aver dichiarato durante un’intervista che faceva uso di droghe. Manco ebbe la possibilità di presentarsi sul palco. Al Festival di Sanremo sta stretta la definizione di ‘gara canora’. È molto di più. È, soprattutto, una parte della Storia d’Italia e non a caso nell’edizione 2011 la serata del giovedì si è deciso di dedicarla interamente al 150* anniversario del’Unità d’Italia.
Morandi voleva si cantassero anche Bella Cia (inno dei partigiani) e Giovinezza (inno de fascisti): le polemiche insorte gli fecero cambiare idea nell’arco di mezza giornata. Sanremo è lo specchio dell’Italia che all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale si risvegliò consapevole di doversi ricostruire completamente, sia dal punto vista urbanistico sia dell’organizzazione sociale. La popolazione, nonostante dovesse quotidianamente affrontare problemi di sopravvivenza, sentiva la necessità di distrarsi e divertirsi sforzandosi di dimenticare gli orrori del recentissimo passato, cercando serenità e un rinnovato senso della patria. Fu in questo clima di rinascita che prese nuovo vigore il genere musicale della canzone melodica, che fonda le sue radici nella tradizione popolare italiana e nella romanza, e che era stato per un certo periodo accantonato in favore dei ritmi provenienti dagli Stati Uniti (Twist, Swing/Jazz) e dall’America Latina (Rumba, Samba, Tango), oltre che dalle grandi interpreti della Chanson francese (Edith Piaf, Juliette Greco), particolarmente in voga negli ambienti più raffinati. Tale necessità di un ritorno alle origini, sfogo di una diffusa ricerca di un’appartenenza nazionale appannata, fu caldeggiata e cavalcata dalla Rai, nata dalle ceneri dell’Eiar (l’ente radiofonico nazionale), che con le sue due emittenti (‘Rete Azzurra’ e ‘Rete Rossa’) deteneva il monopolio delle trasmissioni radiofoniche nazionali.
Essendo l’Ente un organo dello Stato aveva interesse a promuovere, attraverso la musica, la riscoperta da parte del popolo di un sentimento di unità per la patria. Anche Sanremo non faceva eccezione nella realtà italiana del periodo: aveva vissuto un periodo di grande prosperità durante la ‘Belle Epoque’, meta turistica prediletta della nobiltà russa e austriaca, oltre che della rampante alta borghesia. Era anche internazionalmente celebre per la sua vasta produzione floricola che le era valsa l’etichetta di ‘Città dei fiori’. Non a caso i fiori sono una sorta di ‘marchio’ di ‘logo’ per il Festival anche se rispetto ai primi anni quando il palcoscenico ne era invaso si è andati con il passare del tempo a qualche cesto qua e là se non un paio di mazzolini. Con la seconda guerra mondiale, le strutture ricettive di culturali e di intrattenimento della cittadina ligure, erano cadute sotto i bombardamenti. Nel 1945 era ancora occupata dalle truppe inglesi e amministrata dal CNL locale. Sindaco era Adolfo Siffredi (non è dato a sapersi se abbia ‘grosse’ affinità, parentele, con l’altro Siffredi, quello noto come attore porno).
La giunta CNL decise di creare una commissione che studiasse la fattibilità della riapertura del Casinò Municipale che, frequentato nei decenni precedenti dall’aristocrazia europea e da uomini d'affari, era ridotto in stato di abbandono. La commissione era a sua volta divisa in tre sottocommissioni: legale, amministrativa, tecnico-artistica. Quest’ultima, presieduta dal Sindaco Siffredi era composta per la parte artistica, tra gli altri, dal relatore Amilcare Rambaldi e dal compositore Franco Alfano che dovevano ideare iniziative di carattere culturale, artistico e di intrattenimento che ridessero vita al casinò e rilanciassero l’immagine di Sanremo, soprattutto dal punto di vista turistico. Rambaldi (già produttore floricolo di Sanremo, oltre che impegnato all’interno dell’Ente Comunale di Assistenza e dell’Ospedale Civico), presentò alla giunta una relazione comprendente, tra le altre, l’idea di un Festival della Canzone. Nella mente del relatore voleva essere una kermesse di canzoni innovative (con un occhio di riguardo al jazz), e non una gara canora. Le iniziative della sottocommissione nonostante l’approvazione non furono messe in atto: di lì a poco la gestione del casinò fu affidata ai privati.
Nel 1947, due anni dopo il lavoro svolto dalla commissione, Rambaldi conobbe il nuovo addetto stampa del casinò, Angelo Nizza, al quale parlò del festival. Il funzionario apparve interessato alla proposta che girò al gestore del casinò, Pier Busseti. Passò ancora qualche anno finché, nel 1950, Pier Busseti riuscì a coinvolgere nel progetto la neonata Rai interessata ad una nuova diffusione della canzone ‘all’italiana’ e che vide un’occasione invitante. Si occupò della cosa il direttore generale dell’ente in prima persona, il maestro Giulio Razzi, uomo di grande prestigio nell’ambiente musicale. Insieme a Pier Busseti crearono il regolamento, presero contatto con le case discografiche dell’epoca invitandole a presentare dei brani dai quali sarebbero state scelte le canzoni che avrebbero fatto parte della prima edizione del Festival di Sanremo. Ne arrivarono 240. Fu poi scelta l’orchestra che avrebbe eseguito i brani. Infine fu pianificata la diretta radiofonica. Secondo un’altra teoria, Pier Busseti avrebbe avuto l’idea di un Festival di Sanremo indipendentemente dall’operato di Amilcare Rambaldi: il gestore del casinò, recatosi in Versilia durante l’estate del 1950, venne a sapere che nel noto locale di quella zona ‘La capannina’, si erano tenute due edizioni di un ‘Festival della Canzone Italiana’ che aveva riscosso molto successo ma che per problemi economici non si era più potuto svolgere.
Pensò quindi che un tipo di manifestazione del genere sarebbe stata perfetta per rilanciare il casinò. C’è anche l’ipotesi che l’addetto stampa del casinò municipale, Angelo Nizza, sia stato l’ideatore della kermesse: sarebbero sue, infatti, le raccomandate spedite alla Rai che illustrano il progetto del festival nei dettagli. Ciò che è certo è che tutti i personaggi citati abbiano in qualche modo avuto parte nella realizzazione di questo evento che vide concretizzarsi alle 22.00 di lunedì 29 Gennaio 1951 nell’indifferenza generale. Passarono alcuni anni prima che approdasse in Tv. Senza dimenticare che per diversi anni andava in scena dal Salone delle Feste del Casinò prima di trasferirsi al quasi ‘dirimpettaio Teatro Ariston. Molto della sua notorietà lo si deve a Gianni Ravera che ne fu l’organizzatore per moltissimi anni. All’epoca il conduttore pensava solo a presentare le serate. Poi arrivò l’epoca di Pippo Baudo che non solo si occupava della presentazione ma anche dell’organizzazione. Come lui l’hanno fatto altri: Panariello, Bonolins, Clerici, per citare i predecessori di Gianni Morandi.
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