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Giovedì
03 Dicembre 2009
17.25
SEQUESTRO MAZZOTTI: DA GUP DOPO 34 ANNI EUPILIO

La Mini su cui si trovava Cristina - la sua tomba - il papà Helios morto di crepacuore
Cristina Mazzotti: ai meno giovani bastano questo nome e cognome perché torni in mente la fotografia in bianco e nero di una ragazza dall’aria simpatica, con lunghi capelli neri e un bel sorriso. La giovane era stata rapita a Eupilio mentre tornava a casa da una cena con amici e fu costretta a vivere in un buco sotto terra il giorno della sua festa per il diploma.

Entrò nella storia ‘nera’ dell’Italia contemporanea come la prima sequestrata che morì nella lunga e dolorosa stagione dell’Anonima sequestri al Nord. Era il 16 giugno 1975. A 34 anni di distanza da quella tragedia, a Novara è iniziata l’udienza preliminare per un nuovo troncone del processo. Il cadavere della giovane comasca fu trovata in una discarica di Galliate, in provincia di Novarea. Davanti al Gup il novarese Demetrio Latella e i calabresi Antonio Talia e Giuseppe Calabrò, già esponenti del clan Epaminonda. Secondo l’accusa erano nell’auto su cui fu caricata Cristina per essere consegnata ai carcerieri.
 
Demetrio Latella (nella foto qui sotto), 54enne ex gangster della banda Epaminonda detto ‘il Tebano’, reo confesso di aver partecipato al tragico sequestro di Cristina Mazzotti a Eupilio, ha già ammesso di aver incassato venti milioni di vecchie lire ma respinge ogni suo coinvolgimento nella morte della studentessa. Quei soldi sarebbero stati il compenso per aver fatto parte del commando di quattro uomini che materialmente bloccarono la Mini Cooper sulla quale viaggiava la vittima con il fidanzato e un’amica di rientro da una festa per il conseguimento del diploma. Latella avrebbe avuto il compito del ‘capo’ del gruppo che prelevò la figlia dell’industriale milanese Helios.

la discarica dove fu abbandonato il corpo
In regime di semilibertà dal 2006 dopo aver trascorso oltre vent’anni in carcere per altre vicende, recentemente ha collaborato con gli investigatori dell’Antimafia di Torino ai quali ha fornito anche i nomi di due dei complici in azione con lui la sera del 16 giugno 1975. Racconta di aver avuto solo un ruolo marginale, di aver preso quei venti milioni “da gente che non ho mai conosciuto personalmente” solo per tendere l’agguato alla 18enne. “Di tutta la vicenda non sapevo nulla e chi mi furono forniti solo gli elementi utili per entrare in azione quella sera”. Quando la Mini arrivò quasi davanti al cancello della villa di famiglia e fu bloccata da quattro uomini spaccitisi per finanzieri, fu proprio Latella a chiedere chi delle due ragazze a bordo fosse Cristina. La prelevò caricandola su una delle due auto con cui i rapitori erano arrivati, mentre i complici provvedevano a legare il fidanzato e l’amica.
 
Loredana Petroncini e Libero Ballinari, due dei rapitori
“Era un caldo pomeriggio di inizio estate quando incontrai a Milano due persone a me sconosciute e con le quali era stato fissato appuntamento. Mi offrirono cento milioni ‘per un lavoretto da fare questa sera’. Inizialmente rifiutai”. Poi, però, vista l’allettante offerta salì sulla Giulia 1750 di quei due e con loro raggiunge Eupilio. “solo durante il viaggio mi fu detto ce si trattava del sequestro di una ragazza, tanto che quando dovetti entrare in azione mi trovai spaesato nel trovarmi di fronte due ragazze e così chiesi chi fosse Cristina”. La studentessa fu caricata sulla Giulia mentre il fidanzato e l’amica, legati e imbavagliati, sull’altra auto e abbandonati in una zona isolata di Appiano Gentile, lo stesso dove un mese dopo il papà Helios si reca in un appartamento per consegnare il riscatto: un miliardo e 50 milioni in contanti a fronte dei cinque inizialmente richiesti. “Dopo quella sera – si legge nel verbale d’interrogatorio a Latella – di quella gente non seppi più nulla. Delle trattative, delle indagini e della tragica fine seppi soltanto leggendo giornali e guardando la tv”.